Genitori in crescita: come gestire il tempo per se stessi ed il senso di colpa

Vi siete mai sentiti in colpa come genitori quando il lavoro richiedeva la vostra presenza oltre l’orario? Oppure quando vi siete decisi a rimettervi in forma iscrivendovi nuovamente in palestra dopo qualche mese dalla nascita del vostro ultimo pargolo?

Voglio tranquillizzarvi, e mi rivolgo soprattutto alle neo mamme: può capitare in alcune circostanze di provare un senso di colpa, è assolutamente normale. Esso, infatti, tende a manifestarsi quando sentiamo di non esser riusciti a soddisfare le aspettative altrui.
Siamo tutti d’accordo nell’affermare che si tratta di una sensazione decisamente poco piacevole, ma la cosa positiva è che potete liberarvene in maniera serena e vivere la genitorialità in modo più rilassato.

Voglio raccontarvi quella che è stata la mia esperienza, condividendo con voi cosa provavo quando, nell’ultimo anno, mi è successo di dovermi assentare spesso da casa per seguire alcuni corsi.
Ricordo benissimo, ad esempio, le sensazioni che provavo mentre raggiungevo in auto la sede del corso: il mio cervello si arrovellava al solo pensiero di trascorrere l’intera giornata lontana dal mio cucciolo, che allora aveva circa un anno e mezzo.
Come starà lontano da me? Avvertirà la mia mancanza? Starò facendo la cosa giusta? Continuavo a ripetermi. E, a livello inconscio, cosa si aspettavano gli altri da una neo mamma? Di certo non che trascurasse per troppe ore il proprio figlio, lontana da casa.

In un certo senso, il senso di colpa ha un valore ed è quello di farci riflettere sulle nostre emozioni.

Io stessa, nell’ultimo anno, ho fatto un grosso lavoro su me stessa a livello di identità, divenendo sempre più consapevole di avere a che fare con più personalità (madre, figlia, compagna, lavoratrice etc) e di come fossero cambiate le mie priorità nel tempo.
Ho sfruttato ogni momento libero per ascoltarmi e sono arrivata al punto di poter asserire con assoluta certezza che quei momenti lontana da mio figlio sono stati molto importanti a livello personale e che ho fatto bene a seguire il mio istinto.
Ho voluto, infatti, rispettare la mia identità di madre portando rispetto, in primis, per me stessa come individuo che, per essere felice, ha bisogno di sentirsi realizzato anche in altri ambiti. Ho sempre creduto molto nel fatto che i migliori insegnamenti che possiamo rivolgere ai nostri figli derivino, più che dalle nostre parole, dai nostri comportamenti; pertanto, se voglio essere sicura di dare il buon esempio a mio figlio ed insegnargli che impegno e perseveranza ripagano e permettono di ottenere successo nella vita (dove per successo, ovviamente, ognuno può intendere ciò che più si avvicina alla sua visione personale) quale modo migliore se non quello di metterlo in pratica, come mamma e come donna?

La Programmazione Neuro-Linguistica mi ha aiutata anche in questo caso, attraverso 3 attitudini mentali:

#1 ORIENTAMENTO ALLA SOLUZIONE

Sono riuscita a vedere la situazione da una nuova prospettiva: oggi non sono più orientata al problema ma alla soluzione dello stesso.
Ecco cosa cosa mi sono chiesta per far luce sulla questione relativa alla gestione del mio tempo come genitore:

Cosa è importante per me, come donna e come mamma?
Cosa desidero veramente dalla vita, sia per me che per mio figlio?

#2 OBIETTIVO POSITIVO

Ho ripensato e ricostruito l’intera situazione in un’ottica positiva partendo dalla visione “sto trascurando mio figlio per troppe ore consecutive” alla visione “come posso sfruttare il momento del mio rientro per trascorrere del tempo di qualità con mio figlio” (es. farlo partecipare, anche se passivamente, alla preparazione della cena, cenare tutti insieme, giocare con lui dopo cena, accompagnarlo al momento della nanna con una fiaba)

#3 DISSOCIAZIONE

Anche in questa occasione, la dissociazione è stata una strategia utile per riuscire a vedere ed analizzare la situazione in modo neutro, distaccandomi dalle emozioni che talvolta possono ostacolare la lucidità. Da osservatore esterno, infatti, il senso di colpa non può condizionare le nostre scelte.

Dopo aver conosciuto la mia esperienza, ora volgete uno sguardo alla vostra vita e focalizzatevi su un’attività che amavate fare prima dell’arrivo dei vostri figli:

Dove eravate? Con chi?  Quali meravigliose sensazioni provate in questo momento, al solo ricordo?

Ora che avete questa fotografia chiara di voi in un istante felice, prendere carta e penna e dedicatevi ad un momento di brainstorming dove elencate una serie di modalità per trovare il tempo di riprogrammare quella stessa esperienza nella vostra vita attuale.

O ancora, un’altra strategia cui faccio ricorso spesso è quella di pensare ad una persona che, con molta naturalezza, riesce a svolgere ciò che magari io ho difficoltà a fare. In questo caso, perciò, chiedetevi se conoscete un genitore felice e soddisfatto della propria vita a 360 gradi, che riesca a dedicare del tempo a se stesso senza trascurare i propri figli.

Potete osservarlo e modellarne i comportamenti, oppure chiedergli direttamente consiglio su come potete farlo anche voi.

Perciò, cari genitori, riprendetevi il vostro tempo e lasciate andare il senso di colpa. I vostri figli ve ne saranno grati perché un giorno non troppo lontano, modellandovi, saranno liberi di fare altrettanto.

Se c’è un momento per osare, per fare la differenza, per iniziare qualcosa che vale la pena fare, è adesso. Non per una grande causa, ma per qualcosa che accende il tuo cuore, per qualcosa che è d’autentica ispirazione, per un tuo sogno. Lo devi a te stesso, per rendere speciale ogni tuo giorno sulla terra. Divertiti. Scava in profondità e riemergi. Respira la vita. Vivi i tuoi sogni!”
(Stephen Littleword, Piccole cose)

Mio figlio Tommaso contempla il mare

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